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Andare in bianco a letto causa vergogna, mentre terminare a reti bianche una partitaccia dominata a Varese in un campo bianco per la neve mortifica ogni spirito appartenente alla grande famiglia granata. Lo scorso anno si era usciti dall'ippodromo lombardo con tre pere tre sulla schiena, mentre quest'anno tre pere tre le si poteva fare in scioltezza se i piedi di Antenucci, Surraco e soprattutto Meggiorini avessero la convergenza, ma dalla sponda granata della Mole si sbanda di continuo dopo avere fatto tutto bene e soprattutto dopo avere dominato le partite in lungo e in largo.

 

Essere tifosi del Toro significa anche essere anti juventini nel midollo. La maglia a strisce degli odiatissimi cugini viene vista come una vera e propria fonte di malattie, paranoie, tristezze, vergogne e disonore. Il tifoso granata vive la juventinità come un malsano e degradante stile di vita e a tal proposito si potrebbero spendere due parole in merito ai fantasiosi discorsi sui fantapapabili futuri presidenti della nostra amata e gloriosa squadra, di coloro che potrebbero risollevare le attuali magre stagioni della squadra che fu di Paolino Pulici e sempre sarà di Gigi Meroni e degli angeli di Superga.

 

Ogni buon tifoso segue la sua squadra sia in casa che in trasferta, ma a volte non è possibile sobbarcassi le spese per una traversata da Torino al Veneto, oppure impegni di lavoro ti impediscono di seguire la capolista ovunque. E' un peccato, perché quest'anno il Toro affronta a testa alta ogni partita, ma lo stadio del Cittadella porta quasi sempre sciagurate partite in dote, in cui di solito i nostri soccombono, quindi per una volta ti ritrovi davanti alla televisione o al computer a guardare Bianchi e compagni che tentano di portare a casa i tre punti. Quindi birretta, pop-corn e speriamo la connessione regga. I palinsesti del web li fa sicuramente uno juventino però, perché trovare tracce del Toro non è sempre semplice. Così trascorri un primo tempo a osservare le reti di Sansone del Sassuolo, e degli altri onesti carnieri che popolano la Serie B.

 

Và detto che storicamente il Toro non ottiene mai nulla senza sofferenza, e più o meno complessivamente, questa conditio sine qua non, è accettata di buon grado. Così si entra in curva da secondi in classifica, scavalcati dal Sassuolo vittorioso e ormai capolista, con un'ansia che più terribile non si può, sui volti di alcuni pessimisti storici (quelli che dopo aver vinto i playoff col Mantova erano già certi di tornare in B un minuto dopo la fine della partita), si legge l'impagabile soddisfazione di essere lì in curva non per stare accanto ai ragazzi, ma per dire io l'avevo detto a fine partita. Il vero tifoso lotta da millenni contro questi gufi, che di solito si ammassano incondizionatamente nei distinti, ma che popolano anche le curve (ci vorrebbe un test psicologico prima di dare un biglietto, o peggio ancora, un abbonamento in Maratona). Uno deve mettersi nei panni del derelitto che arriva allo stadio già agitato di suo, che ci tiene a vincere o perlomeno non perdere e arriva sugli spalti consapevole che avrà suoi simili a stargli vicino e con loro potrà condividere ogni stato d'animo, e invece no, arrivi sul tuo seggiolino grigio (Presidente: per cambiare questi obbrobri non bisogna cancellare ipoteche, sbrighiamoci su queste piccolezze per favore), e vicino c'è già chi smadonna contro quell'incapace di Bianchi, Parisi è un venduto, se Ventura ha allenato Pisa, Bari e squadracce così un motivo ci sarà, senza Iori possiamo dare partita vinta a tavolino, Stevanovic si perde anche nelle docce e Coppola: RINVIAAAAAAA!.

 

La Maratona si ritrova dopo la sosta natalizia e i ragazzi di Ventura trovano un caldo sole ad attenderli sul prato dell'Olimpico. Gli Dei sembrerebbero propizi, ma dopo dieci giorni di abbuffate, ai ragazzi della curva tocca un po' di digiuno, la partita si gioca all'ora dei pasti e il risultato, la prestazione dell'arbitro e di Glick fanno venire il bruciore di stomaco. Se in campo la rete non si gonfia mai, in curva qualcosa degno di nota accade eccome, si rivede uno dei migliori cani sciolti della storia, C., che ha abbandonato la scena da un paio di anni per inconciliabilità filosofica con il presidente, i decreti biricchini di Maroni e una costante delusione per i risultati sportivi del Toro. Forse di cause potevano essercene altre, tant'è che l'assenza di C. dagli stadi si sente eccome, le sue perle di simpatia aleggiano ancora tra noi fedelissimi, cornuti e razziati dalla nostra squadretta, ma per una congiunzione astrale favorevole C. torna tra noi, grandi feste, ma si capisce che non è la partita adeguata per convincere il nostro a un ritorno in pianta stabile in curva. La storia di C. è quella di tanti che hanno smarrito la strada che da casa porta alla Maratona, gente impareggiabile, inimitabile, che fa della nostra curva, una tra le più passionali e originali curve in Italia.

 

Modena è ormai un'abituale trasferta per noi tifosi di un torello di Serie B, se nella massima serie andare a Milano o Genova è una consolidata sfacchinata, così come Roma, le sfide con il Sassuolo e il Modena sanno ormai di casa. Quasi quasi sapremmo anche farne a meno, ma visto che c'è, si và. Arriviamo e siamo neanche duecento, ma abbiamo voglia, perché c'è in ballo il nostro primato da consolidare. Animi spenti però, si canta quel che si può ma quando siamo così pochi puoi solo cantare per scaldarti un po' dal gelido inverno, tanto là in campo sei sovrastato dai tifosi locali, mica tanto belli poi. La partita è una noia totale, a parte l'avvio con gara a colpire le traverse e qualche contropiede sbagliato da una parte e dall'altra, iniziano subito i dibattiti degli esperti del sabato pomeriggio (un tempo erano della domenica). "Stevanovic non ne becca più una, sbaglia gli appoggi, Bianchi speriamo se lo prendano in Serie A tanto possiamo farne a meno e Coppola: RINVIAAAAAAAAAAAA!!!! ".

 
Inferno Granata
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I soliti maledetti sabati da tifoso del Toro, non un lavoro, non un obbligo, la Maratona è una calamita e l'ansia pre partita si trasforma in metallo che fa da zavorra se si sta lontani dallo stadio, ma se ci sei... allora questo materiale fuoriesce pian piano durante tutta la partita, svuotandoti di ogni pesantezza. Questo in un 'normale' pomeriggio di calcio, ma il tifoso del Toro non conosce normalità, figurarsi se all'Olimpico arriva l'amico anti-juventino Zdenek Zeman con il suo Pescara delle meraviglie, uno tra i più vicini inseguitori, lanciato da un tridente esplosivo e figurarsi se questo match, già topico di suo, arriva dopo la partita farsa di Padova.

 
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