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Mi divertivo un sacco quando Gramellini scriveva nei suoi Granata da Legare di Stocca e Fisso, al secolo Fabio Galante e Daniele Delli Carri. Le imprese dei due centrali di Camolese resteranno scolpite nei secoli dei secoli pensavo e difficilmente si potranno ripetere scempi di quel genere, eppure guardando Pratali e Glik passarsi il pallone in orizzontale in preda a una rara forma di autismo pallonaro, ho capito che al peggio non c'è fine e che raschiando il fondo del barile ne viene sempre fuori qualcosa. La serie di passaggi, in attesa del pressing avversario dei nostri due eroi ha avuto del scandaloso, davvero, io capisco i dettami tattici, l'attendere l'aggressione degli sparring partner, ma quando ti rendi conto che ti hanno studiato e mai verranno a cercare il pallone mentre lo hai tra i piedi, allora inventati qualcos'altro.

 

In qualsiasi caso, non bisogna scadere nelle banalità, caspita, mai e poi mai. Il Toro non l'ha presa sottogamba, è stato umiliato, non è una sconfitta fisiologica nell'arco di una stagione affrontata ad alti livelli: non si è giocato, si è fatta una figura del menga (al mio paese si aggiungerebbe anche, chi ce l'ha nel di dietro se lo tenga), e il Verona dovrebbe uscire da questo confronto con sei punti invece che tre, perché ha schiantato in trasferta una delle prime della classe e ha avuto la giusta dose di sfrontatezza e personalità. Stop.

 

C'è poco da dire su Grosseto Toro. A dire il vero da dire ce ne sarebbe, ad esempio che il Toro per una volta ha rischiato ma ha ottenuto molto più dei reali meriti, ma nelle precedenti settecento partite abbiamo fatto un gol ogni novecento tiri, quindi ci sta che giri la fortuna a nostro favore, ovviamente sperando che non venga a farci sbattere contro pali, stinchi e traverse contro le prossime avversarie. A parte i discorsi tecnico/tattici, statistici e di buona o cattiva sorte, c'è un fatto che più di altri ha riempito il cuore dei tifosi granata, e in questo articolo sconclusionato non c'è nemmeno bisogno di scrivere il soggetto, tanto chiunque lo capirà. Si tratta di quel volto esploso al minuto 92 della ripresa, deformato in un'esultanza irrefrenabile attesa da centoquaranta giorni.

 
Inferno granata: Torino 1 Torino 0
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Questa squadra non smetterà mai di stupirmi, il Toro è realmente un rullo compressore che non si ferma mai davanti a nulla. Devo ammettere che alla vigilia del recupero contro le rondinelle di Brescia ero notevolmente preoccupato, le dichiarazioni in sala stampa di Giampiero Ventura mi avevano trasmesso una certa ansia, questo un breve riassunto delle parole di Mister Libidine: "Il Brescia è forte, subisce poco o nulla, fanno tanto possesso palla ed è già un miracolo se riesci a fargli un tiro in porta". Io al mio condottiero voglio credere, del nuovo Brescia targato Calori conosco poco o nulla e se mi dice che è avversario che gli ha tolto il sonno un pochettino mi preoccupo anche io.

 

Da piccolo partite come queste te le sogni di notte, solo i racconti  di grandi match del passato  riportati dagli zii, dai papà o da chicchessia riescono a produrre l'effetto di una sorta di anemia granata sconosciuta alla gente normale, ma radicata nel dna di chiunque abbia la passione del pallone. Scommetto con tutti voi che state leggendo che almeno una volta nella vita avete fatto una camminata sognando a occhi aperti su quell'azione travolgente al 98esimo minuto in cui qualcuno buca di cattiveria la rete e viene sotto la curva a gridare e godere, dove tu sei imbottigliato in un selvaggio groviglio umano di eiaculanti tifosi che più nulla capiscono, solo godono e gridano e gridano e godono e gridano, gridano: goduti. E mentre magari stai camminando in via Po o in Piazza Castello ti ritrovi come uno scemo a esultare o stingere i pungi e spingerli verso il basso, felice per un viaggio infantile che ti sei fatto nella mente.

 

Il Toro fa frullare la palla come chiede Mister Libidine, la squadra segna piu' gol mettendo a tacere i criticoni che l'accusa di poca concretezza, D'Ambrosio è tornato fenomeno anche all'Olimpico che sapeva solo tributargli fischi. Stavanovic trova un gol facile facile, ma all'appello manca qualcuno: il capitano. Minuto 70 circa, forse 80, poco prima della sostituzione con Meggiorini, Rolando polveri bagnate Bianchi tenta la rovesciata in mezzo all'area, schiaccia troppo il pallone che come una mozzarella finisce tra le mani del portiere avversario.

 

Siamo una squadra che ha acquisito consapevolezza, và dicendo Giampiero Ventura, ma guardando Toro Vicenza, sia noi tifosi che i ragazzi sul campo di patate sembriamo più spaesati che mai. Rolando Bianchi arriva in panchina e i compagni lo guardano a mò di dire: "Ah, ma allora sei rimasto", Surraco controlla la maglia per vedere che non ci sia scritto Misuraca e in panchina manca la presenza stratosferica di black power Giulio Ebagua, che è andato a provare l'ebrezza della massima serie in quel di Catania. Di nostro porgiamo un grande augurio al buon Giulio, che non avrà fatto vedere un repertorio da fenomeno, ma l'ardore non è mai mancato...e sia chiaro che a noi basta questo, più' o meno. Pronti via e si capisce subito che il protagonista del match sarà Oduamadi, che parte indiavolato ad affrontare qualsiasi cosa gli si pari di fronte. Grande il ragazzo proveniente dal Milan, ma dopo tre minuti lo capirebbe anche un neofita del calcio che porta i dribbling sempre e solo sul destro, un peccato perché a parte questa tara, il nostro unico coloured si ben comporta, spunti, corse, tanto fiato e un po' di sana ignoranza che non gli fanno sentire l'importanza della partita.

 
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