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Cosa passi per la testa di un idiota che se ne va allo stadio armato di una bomba carta, per poi scagliarla in mezzo alla gente, così come ciò che frulla nel cervello di chi assale il pullman della squadra rivale, qualunque sia, non è dato di sapere. Forse nulla, dato il vuoto pneumatico che deve opprimerne i lobi cerebrali, o forse il solo piacere di rovinare la domenica ad un altro essere umano.

 

Durante tutto l’arco della presente stagione il Torino è riuscito, più volte, nell’impresa di far crollare taboo che, ormai da parecchi anni, parevano cristallizzati. Dallo sgambetto ad una grande, al ritorno alla vittoria in quel di Milano, passando per l’espugnazione di campi di provincia storicamente ostici, con il picco del ritorno al gol in un derby, il tutto condito dal ritorno in Europa (anche questa un’astinenza ventennale), persino con un ottimo percorso. Solo uno scoglio resta insormontato, l’unico, forse, per il quale i tifosi granata baratterebbero tutti gli altri.

 

Non è, ovviamente, la classica rivisitazione di qualche successo di Bruce Lee, ma il frutto della, probabilmente eccessiva, parsimonia presidenziale. Per quale motivo avremmo dovuto complicarci la vita, cercando di ingaggiare, a gennaio, uno barra due centrocampisti fisicamente integri, quando, a costo zero, potevamo affiancare ai due tre, già presenti in rosa, in procinto di  rientrare (e per questo motivo, inevitabilmente, soggetti ad una lunga teoria di acciacchi tipici dei rientri all'attività agonistica) un altro mediano fuori condizione a causa dell'inattività forzata causata da un lungo infortunio?

 

Alla fine, come sempre, la montagna partorisce il classico topolino. L’atteso incontro programmatico sul futuro del Torino si conclude con un reciproco venirsi incontro, tra presidente e allenatore, che pare accontentare entrambe le parti in causa e permette alla tifoseria un relativo sospiro di sollievo.

 
Visto da Est - Il bivio
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La sosta per le nazionali cade al momento giusto. E’ vero che molti granata saranno impegnati con le proprie rappresentative, ma la nazionale per molti è un piacevole diversivo che permette comunque di staccare la spina, a livello psicologico, dalle tensioni del campionato. Questo permetterà al gruppo di ricaricare le batterie in vista dello sprint finale della stagione.

 

Capolinea. L’avventura europea è terminata, con qualche rimpianto perché qual cosina in più si poteva, forse, ancora fare, ma con l’orgoglio di chi sa, alla prima partecipazione a questa competizione ( l’ultima volta si chiamava ancora Coppa UEFA), di avere fatto un ottima figura e aver raccolto parecchi applausi. La consapevolezza, insomma, di avere stupito.

 
Visto da Est - Una notte da Toro
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Alla fine è arrivato il giorno, quello della sfida più attesa, il prototipo del momento da Toro: quando ti sei complicato la vita da solo, regalando sei punti in campionato ( nel senso di non avere neppure provato a raggranellarne qualcuno: non giocando proprio a Udine e schierando le seconde/terze linee contro la Lazio) solo per preparare al meglio una sfida che, puntualmente hai incasinato sbagliando tutto quello che si poteva sbagliare.

 
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