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Che fine ha fatto il Torino brillante e vincente (al punto di sfiorare il primato in classifica) ammirato solo un mesetto fa? Questa è la domanda che angustia il popolo granata nell’ultimo periodo. Curiosità mica da ridere a pochi giorni dal derby. Semplificando si potrebbe dire che una flessione, prima o poi, nell’arco di una stagione ci sta, certo magari non ce la si aspettava così presto, oppure si può vedere la cosa dal punto di vista degli avversari, in effetti di livello (almeno sulla carta) superiore a quelli affrontati ad inizio stagione, o ancora, dare la colpa agli infortuni.

 

La settimana appena trascorsa lascia in eredità la rinascita, speriamo definitiva, del Filadelfia. Non tornerà alla luce con la dignità di stadio vero e proprio, come ai tempi che furono. Sarà però, un centro sportivo, utile per farci giocare le giovanili ed allenare la prima squadra. Avrà al suo interno la sede e il museo.

 
Visto da Est - Una sosta vivace
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Due settimane senza campionato di solito risultano tediose per chi ha il Toro come pensiero fisso, specie se arriva dopo uno scivolone come quello di Carpi. La sosta attuale invece è volata via in un amen. Vuoi perché la nazionale si giocava la qualificazione matematica all'Europa, vuoi perché esisteva la (in)fondata speranza di vedere scendere in campo un giocatore del Toro (Quagliarella), vuoi perché, una tantum, i tifosi la avrebbero preferita più lunga, nella speranza di recuperare qualcuno, vuoi, infine, perché allietata dall'ennesima conferma del marcio che corrode l'italiano potere (calcistico e non).

 
Visto da Est - Il campionato sottosopra
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In caso di vittoria in casa del Carpi, il Torino avrebbe la possibilità di trascorrere un intera nottata da capolista solitaria. Per trovare una situazione assimilabile bisogna risalire indietro nel tempo di una buona ventina d'anni. Erano i tempi del Toro di Mondonico, quando, anche se a stagioni alterne, potevi ancora sperare di vincere qualcosa, prima del periodo buio più lungo della storia granata; le pay TV erano solo agli albori e perlopiù i sogni viaggiavano ancora tramite le antenne delle radioline.

 

La sconfitta infrasettimanale nella “fatal Verona” (un punto in due partite), riporta con i piedi per terra un po’ tutti. L’ottimo inizio di stagione aveva, ingolosito un ambiente incapace di pensare in grande ormai da tempo immemorabile, di conseguenza la battuta d’arresto nella trasferta del Bentegodi ha un pochino il sapore del bel sogno che evapora al suono brusco della sveglia mattutina, quando lentamente torniamo alla realtà quotidiana.

 

Verona, sponda Hellas, fa da prologo, con tanto di foratura (Irrati & co. in pieno stato confusionale) ad una settimana paragonabile ad una cronoscalata. Una settimana cioè da vivere tutta d'un fiato: intensa, di media difficoltà, senza vette da gran premio della montagna, ma, proprio per questo, gravata dalla necessità di alzarsi sui pedali e spingere al massimo per conquistare più punti possibile.

 

Inizio migliore non poteva esserci. Tre vittorie in fila, nelle prime tre uscite ufficiali è cosa al di fuori della normalità per il tifoso granata. Tifoso che si stropiccia gli occhi, incredulo guardando una classifica che parla di un Torino a punteggio pieno a fronte del, ben poco lusinghiero score maturato sull'opposta riva del Po.

 
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