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Visto da Est - Fine di un ciclo
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La chiusura della stagione 2015/16 segna anche la fine del ciclo Ventura. Sono stati cinque anni intensi e piuttosto controversi. Nei quali la sua figura ha ispirato, nei tifosi, sentimenti divergenti. Un mix di odio/amore che ha lungamente diviso la tifoseria tra detrattori (che gli imputano soprattutto lo scarso rispetto per le tradizioni e lo scarno coraggio uniti ad una forte testardaggine) e sostenitori (che invece ne lodano il raggiungimento dei risultati, anche economici).

 

Si avvia mestamente al termine la peggior stagione, sotto l'aspetto del saldo aspettative/risultati, del ciclo Ventura. Iniziata sotto i migliori auspici, tra squilli di tromba per (a detta di tutti) l'ottimo mercato ed ingolosita da una partenza inaspettatamente brillante. Dopo aver fallito praticamente tutti gli obiettivi stagionali, si chiude con un triste spareggio per l'undicesima piazza, in casa dell’Empoli, con una finestra socchiusa su Marassi nella remota eventualità di agganciare, in extremis, almeno la parte sinistra della classifica.

 
Visto da Est - Orgoglio e radici
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Sino agli anni settanta, squadra e pubblico formavano un tutt'uno in una sorta di simbiosi che permetteva ai calciatori di immedesimarsi e sviluppare il senso di appartenenza. Negli anni ottanta e novanta, la legge Bosman aveva già trasformato il rapporto con la gente, ma permaneva una certa unità d'intenti che, in qualche modo univa gli sforzi dei giocatori ai sogni dei tifosi.

 
Visto da Est - Stadio Grande Torino
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Tornano gli Eroi, sia pur solo nel nome dello stadio. L'enorme successo della petizione popolare, per intitolare l'impianto ai caduti di Superga, ha trovato eco, insolitamente immediata, nella velocissima delibera comunale, della quale si è interessato direttamente il sindaco Fassino, particolarmente sensibile alle questioni di casa granata quando ci sono le elezioni alle porte.

 
Visto da Est - A pensar male...
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Il derby spagnolo di Champions certifica, casomai ce ne fosse stato bisogno, l'incapacità del “miglior” fischietto nostrano di gestire al meglio incontri nei quali posta in palio e livelli di adrenalina salgono al di fuori dei limiti standard. È la conferma del metodo “Italia”. Cioè quel costume tutto italiano, applicato con estrema coerenza in ogni settore della civica convivenza italica, dalla politica al mondo del lavoro, che predilige la sudditanza al merito.

 

Quando meno te l'aspetti, ad un passo dal baratro. Precipitato in quint’ultima posizione, con un pochissimo rassicurante margine di cinque punti sulla terzultima in classifica e sotto di un gol. Peraltro conseguenza di un rigore clamorosamente regalato dall'arbitro e che incanalava, pericolosamente, la partita su un binario completamente diverso da quello impostato da Ventura, ovvero strenua resistenza difensiva.

 
Visto da Est - Scorie da derby
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Prendiamo atto della, peraltro non necessaria, ennesima conferma del servilismo arbitrale (diversamente non si può spiegare come, colui che viene unanimemente considerato il miglior arbitro d’Europa, possa commettere errori da dilettante allo sbaraglio, introvabili persino nei polverosi campetti di periferia. Oltretutto a senso unico, oltretutto recidivo!) nei confronti della “signora” e della, plateale, disonestà ideologica della suddetta e di molti dei suoi componenti.

 
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