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Due sconfitte in tre partite, questo il magro bilancio dell’inizio di stagione. Appare evidente come il Torino di Mihajlovic sia un entità ancora in evoluzione, un gruppo ancora alla ricerca di una sua identità. Un cantiere aperto insomma. Galeotta, in tal senso è stata la scelta di concentrare il grosso del mercato (almeno numericamente) nelle ultime due settimane, a campionato già iniziato.

 
Visto da Est - Calma piatta
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Dopo la settimana rivoluzionaria appena trascorsa, questa è stata di stasi. Il mercato immobile è, probabilmente, servito a permettere di amalgamare vecchi e nuovi, nella speranza di non ripetere le nefandezze, costate la sconfitta, di San Siro. Ma anche (se non soprattutto) a permettere alla società di riordinare le idee, apparse ultimamente piuttosto confuse. Dopo il Bologna ci saranno due settimane per inserire adeguatamente eventuali nuovi innesti.

 

Gli uomini innanzitutto. I fedelissimi del “Vate” faranno molta fatica con lo slavo. E pure sul piano tattico, le differenze sono evidenti. I punti di contatto tra le due gestioni tecniche sono sostanzialmente due: la presenza di Belotti al centro dell'attacco e l'attitudine a schierare gli esterni alti a piedi invertiti. Il resto, tutto il resto viaggia su binari differenti.

 

L'aveva detto Mihajlovic! Dopo l'Austria avrebbe fatto sapere a tutti chi sarebbe rimasto e chi no. Con le “nominations” (in pieno stile GF) è partita una centrifuga, in grado di cambiare completamente il volto della difesa in una sola settimana. Sette giorni nei quali Petrachi ha fatto più movimenti che nelle ultime tre sessioni di calciomercato.

 
Visto da Est - Fine di un ciclo
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La chiusura della stagione 2015/16 segna anche la fine del ciclo Ventura. Sono stati cinque anni intensi e piuttosto controversi. Nei quali la sua figura ha ispirato, nei tifosi, sentimenti divergenti. Un mix di odio/amore che ha lungamente diviso la tifoseria tra detrattori (che gli imputano soprattutto lo scarso rispetto per le tradizioni e lo scarno coraggio uniti ad una forte testardaggine) e sostenitori (che invece ne lodano il raggiungimento dei risultati, anche economici).

 

Si avvia mestamente al termine la peggior stagione, sotto l'aspetto del saldo aspettative/risultati, del ciclo Ventura. Iniziata sotto i migliori auspici, tra squilli di tromba per (a detta di tutti) l'ottimo mercato ed ingolosita da una partenza inaspettatamente brillante. Dopo aver fallito praticamente tutti gli obiettivi stagionali, si chiude con un triste spareggio per l'undicesima piazza, in casa dell’Empoli, con una finestra socchiusa su Marassi nella remota eventualità di agganciare, in extremis, almeno la parte sinistra della classifica.

 
Visto da Est - Orgoglio e radici
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Sino agli anni settanta, squadra e pubblico formavano un tutt'uno in una sorta di simbiosi che permetteva ai calciatori di immedesimarsi e sviluppare il senso di appartenenza. Negli anni ottanta e novanta, la legge Bosman aveva già trasformato il rapporto con la gente, ma permaneva una certa unità d'intenti che, in qualche modo univa gli sforzi dei giocatori ai sogni dei tifosi.

 
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