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Dieci delle ultime sedici reti realizzate dal Torino portano la sua firma. Un terzo del totale, contro un’incidenza, su scala stagionale del 41%. Evidente come il Torino, nel periodo di difficoltà si sia aggrappato al suo totem. Ma sono i numeri assoluti a fare sensazione. Con ancora undici gare a disposizione, Belotti ha già eguagliato il record di Immobile, il quale con la rete realizzata al Parma, alla penultima giornata della stagione 2013/14 aveva a sua volta scavalcato due autentici mostri sacri come Pulici e Graziani (stagioni 1975/76 e 1976/77), fermi entrambi a quota 21.

 
Visto da Est - La Terra del Non
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18 maggio 2014. Minuto 94 di Fiorentina Torino. Crepuscolo di una partita da vincere a tutti i costi, al tramonto della miglior stagione del Toro targato Cairo. Dal dischetto, per un rigore che vale la storia ed il ritorno in Europa dopo più di un ventennio, si presenta un Cerci con uno score (dagli undici metri) ancora immacolato.

 

Si è chiuso, finalmente, il mercato invernale. Sessione che, storicamente, al Torino serve quasi esclusivamente ad abbassare la “pressione”, ovvero a diminuire l'incidenza degli ingaggi sul bilancio. Missione compiuta: sono partiti ingaggi pesanti come quelli di Bovo e Vives, a cui si aggiungono il prestito di Aramu e la cessione di Martinez, controbilanciati da quello pesante di Iturbe e da quello, piuttosto leggero, di Carlao.

 

L'assenza, per squalifica, di Belotti apre di fatto le porte alla questione riguardo alla sua successione. Tanto nell'immediato della trasferta in terra Felsinea, quanto, a medio/lungo termine, nell'eventualità, assai probabile (nelle alte sfere granata, così come accade in questi giorni per Kalinic a Firenze, forse addirittura auspicabile) di un addio nel mercato estivo.

 
Visto da Est - Sindrome di Peter Pan
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C'è ricaduto, il Toro, nell'antico difetto. Una sorta di sindrome di Peter Pan si insinua, nelle teste dei giocatori, ogni qualvolta si tratti di fare l'ultimo passo. Quello decisivo che separa la gioventù dall'età adulta, la mediocrità dalla grandezza, nello specifico il passaggio dallo status di sorpresa a quello di realtà conclamata. Vera e propria paura di crescere (e, di conseguenza, assumersi le relative responsabilità), che si traduce in quello che Mihajlovic chiama il “braccino”.

 
Visto da Est - Botti di inizio anno
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Inizia con i botti l'anno nuovo, per il Torino. Un po’ su tutti i fronti. Dal mercato: due giocatori acquistati nella prima settimana di gennaio sono una sorta di record mondiale per Cairo, che mai, da quando ha acquisito il Toro, si era spinto a tanto nella sessione invernale. Ma anche sul prato verde, l'inizio è da lasciare senza fiato, o da mettere i brividi (fate voi), per l'importanza della posta in palio in ciascuna delle tre partite della prima settimana.

 
Visto da Est - Spavalderia o coraggio?
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“Fortuna audaces juvant”, dicevano i Latini. Non sempre è vero però. Ne sa qualcosa Mihajlovic, contestato dalla critica in settimana, per le scelte coraggiose (temerarie secondo alcuni) del derby. In effetti, la sensazione è che, questa volta, il Mister se la sia giocata male. Due i capi di imputazione: il fatto di aver effettuato i tre cambi in contemporanea e l'aver, con gli stessi, eccessivamente sbilanciato la squadra.

 
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