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Cinque risultati utili consecutivi. Non è la prima volta in stagione. La novità sta nel fatto che, a fronte di tre pareggi interni, le due vittorie si sono materializzate fuori casa. Vero che i tre pari casalinghi hanno tutti il retrogusto amaro della vittoria mancata, mentre i due successi esterni sono giunti al termine di sfide con avversari privi di stimoli particolari.

Ma, quel che colpisce, è essenzialmente la positiva evoluzione del gioco della squadra nell'ultimo mese e mezzo. Senza il quale, questo filotto di nove punti non sarebbe, comunque, stato possibile. Al di là della casualità nella raccolta dei punti, tra dentro e fuori, è soprattutto importante il fatto che dopo un lungo periodo grigio, si sia ritornati a vedere il Toro sbarazzino delle prime giornate. Con ancora qualche errore difensivo di troppo, ma anche con la voglia di fare calcio, di imporre il proprio gioco e divertire. Interessante, sotto questo aspetto, il cambio di modulo. Un 4-2-3-1, paradossalmente ancora più offensivo, rispetto al 4-3-3 sciorinato per gran parte della stagione, eppure capace di coprire meglio il campo, dando al contempo la possibilità di emergere a giocatori che sino ad un mese fa annaspavano nelle proprie difficoltà, come Ljaic e Acquah.

Il serbo, in particolare, libero di scegliersi come meglio crede la posizione in campo, si è finalmente dimostrato decisivo. Non più compresso ai margini della fascia e costretto alle solite due giocate, ha finalmente potuto liberare l'estro e la fantasia. Senza contare che, il fatto di essere maggiormente coinvolto nel gioco, limita fortemente (pur non cancellandola) la sua tendenza ad estraniarsi dalla partita, aumentando così la sua incidenza ed aumentando la sua autostima ed il senso di appartenenza, punto di vederlo rincorrere l'avversario sino alla bandierina. Anche il ghanese, avendo una porzione di campo maggiormente estesa da coprire ha, paradossalmente, avuto la possibilità di esprimersi al meglio, facendo prevalere la sua potenza fisica, sulle, non proprio eccelse, doti tecniche. Correndo per tre ha persino permesso al compagno di reparto, Baselli, di mettersi in evidenza nella fase offensiva, sgravandolo della maggior parte del lavoro sporco. Non c'era, forse, modo migliore per avvicinarsi a due sfide: Samp e soprattutto il derby, molto sentite dalla tifoseria, persino in assenza di altre motivazioni.

Nota stonata dell'ultima giornata si è rivelata l'assenza, dal tabellino dei marcatori, del “Gallo” Belotti. Non sono sfuggiti ai più un paio di gesti di stizza nei confronti dei compagni, rei di qualche mancato passaggio, in particolare in occasione del gol di Falquè. Vista però anche l'esultanza in occasione delle prime segnature, direi che si tratti più che altro della frustrazione per non essere riuscito a migliorare ulteriormente il suo, peraltro già notevole, score. Si tranquillizzi, è del tutto normale qualche battuta a vuoto, oltretutto indolore, visto la latitanza, in giornata, anche degli altri concorrenti al titolo di bomber. Se un consiglio ci sentiamo di dare a lui (e alla squadra) è quello di non farlo diventare un'ossessione. È inutile (persino controproducente) calciare da ogni posizione o, nel caso dei compagni, cercarlo in ogni zona del campo. Se come si è giocato sin qui ha realizzato 25 reti è perché quello è il modo giusto per metterlo in condizione di continuare a segnare.

Sostanzialmente, in quella che si è rivelata una stagione di transizione, i presupposti per una crescita futura, si può dire che ci siano. A livello di punti è stata una delle stagioni migliori da decenni, anche se non sono stati raggiunti gli obiettivi prefissati. Gli ottimisti potranno, allora, vedere il proverbiale bicchiere come mezzo pieno, i pessimisti mezzo vuoto. L'importante, in entrambi i casi, è che nei prossimi mesi, l'altra metà venga riempita e non svuotata.

FORZA TORO!

 
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