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Visto da Est - La Terra del Non
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18 maggio 2014. Minuto 94 di Fiorentina Torino. Crepuscolo di una partita da vincere a tutti i costi, al tramonto della miglior stagione del Toro targato Cairo. Dal dischetto, per un rigore che vale la storia ed il ritorno in Europa dopo più di un ventennio, si presenta un Cerci con uno score (dagli undici metri) ancora immacolato.

Il ragazzo che sogna il “calcio che conta”, si carica sulle spalle sogni e speranze di un intero popolo reduce da decenni di bocconi amari e… fallisce. La pessima esecuzione è un colpo ferale e l'immagine di un Cerci distrutto ed incapace di rialzarsi, nascondendo le lacrime con le mani sul volto, è quella di tutto un popolo a cui è appena crollato il mondo addosso. La cosa si rivelerà, in realtà, meno drammatica, appena pochi giorni dopo quando deflagrerà in tutta la sua forza lo scandalo Parma. Sarà Europa comunque, grazie al fallimento degli emiliani. Tutto normale all'interno di un karma tutto granata che, in un modo o nell'altro, ti impedisce di gioire, perfino quando si vince. Oscillando tra scudetti vinti nel dramma della scomparsa dei propri campioni a coppe vinte subendo addirittura una cinquina e, nel mezzo, di tutto un po’.

Pareva la classica conclusione di una delle tante storie di questa travagliata società ed invece era solo l'inizio. L'inizio di una maledizione, dal dischetto, che si trascina oramai da tre stagioni con risultati nefasti. Al di là del folklore e delle leggende, è anche vero che la “sfiga cosmica” , di Ormezzaniana memoria che, in qualche modo, ammanta di immortalità i racconti tramandati di padre in figlio, spesso coglie chi se la va a cercare. Il Torino di Cairo pare essere diventato la “Terra del non”. Dove NON si segnano i rigori, in particolare quelli decisivi. Su otto assegnati, solo la metà sono stati realizzati, dei quali la metà sostanzialmente inutili (quinto gol nella goleada al Cagliari e terzo, ma con cinque al passivo a Napoli). Risultato: cinque punti lasciati per strada.

NON si vince più, un successo nelle ultime nove. NON si fa mercato, perché “non ha senso spendere tanto per spendere” . No infatti; avrebbe un senso spendere in modo intelligente per turare falle aperte da quest'estate. Di conseguenza NON si risolvono i problemi di organico, perché “siamo già tanti e abbiamo dovuto ridurre l'organico visto che alcuni non giocavano mai”. E, magari, ci sarà anche un perché… visto che, a centrocampo e, soprattutto, in difesa, troppi sembrano non essere all'altezza. Sensazione che già aleggiava quando si andava bene, di fatto mascherata dalla verve dell'attacco. Peccato che sia stato sufficiente il calo dei due fantasisti (Iago e Adem) per far affiorare il segreto di Pulcinella. Per contraltare NON “si tarpano le ali a nessuno”, a tutto vantaggio delle plusvalenze di mercato.

Pazienza se in questo modo NON si costruisce mai nulla, perché ogni anno si rifà tutto da capo e, tempo che ci si rende conto se l'impasto è buono o meno, è già ora di cambiare gli ingredienti. Lo abbiamo già detto altre volte, NON è promettendo di essere ceduti al primo grande club che si presenta con i soldi, che si dà corpo ad un progetto, ma convincendo i giocatori a venire per la bontà dello stesso. Sapendo, in partenza, che l'avventura potrebbe protrarsi su più stagioni. Se poi non vogliono venire, amen. Altrimenti è inutile lamentarsi del diverso senso di appartenenza, che si coglie, per esempio, tra un Belotti, che a Torino è venuto di corsa ed in campo mette l'anima, ed un Ljajic o un El Kaddouri, onesti Professionisti (con la P maiuscola) che però, in campo possono mettere “solo” il massimo dell'impegno, non certo il Cuore. Perché per loro è un posto come un'altro. Alla fine NON rimarranno in entrambi i casi, chi perché lo aveva come obbiettivo è chi perché spinto dalla, altrui, mancanza di obbiettivi.

Il tutto senza voler sorvolare sulle responsabilità, più o meno gravi di chi NON decide le gerarchie nel gruppo (ad esempio chi calcia i rigori) causando più malumori di quelli che vorrebbe prevenire. Di chi NON deroga mai dal suo credo, neppure di fronte all'evidenza, anche se qualche spiraglio si è intravisto ad Empoli. Oppure di chi NON riesce, o non vuole dimagrire o di chi NON lo aiuta o controlla. O magari di chi NON riesce a mantenere alta la concentrazione o la tensione per tutti i novanta minuti. E ancora, di chi, pur potendo e avendolo promesso, NON investe, se non il minimo indispensabile, per la ricostruzione del Fila, lasciando la Fondazione da sola ad annaspare alla ricerca dei denari necessari a concludere i lavori per foresteria e museo. Eppure parliamo della Casa del Toro. E poi NON si fa mai vedere dopo una sconfitta, ma non manca mai una sorridente apparizione quando le cose vanno per il verso giusto.

Inevitabilmente, il risultato di tutto ciò è che questo NON è il Toro. Almeno NON quello che la sua Gente vorrebbe.

FORZA TORO!

 

Commenti  

 
#1 giorda55 2017-02-12 10:28
Perfetto
 
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