365 visitatori online

Si è chiuso, finalmente, il mercato invernale. Sessione che, storicamente, al Torino serve quasi esclusivamente ad abbassare la “pressione”, ovvero a diminuire l'incidenza degli ingaggi sul bilancio. Missione compiuta: sono partiti ingaggi pesanti come quelli di Bovo e Vives, a cui si aggiungono il prestito di Aramu e la cessione di Martinez, controbilanciati da quello pesante di Iturbe e da quello, piuttosto leggero, di Carlao.

Totale o quasi (volontario o obbligato che sia) disinteresse alla soluzione dei problemi tecnici e delle carenze del gruppo. Servivano o sarebbero serviti: almeno un difensore, un centrocampista di sostanza e stazza e, magari, un'alternativa al Gallo, stante il defenestramento del “Galina”, il quale non riesce proprio a svincolarsi da uno stato di forma più simile a quello del “cappone”. Vero che la sessione di gennaio non è mai facile, ma è altrettanto vero che le deficienze della rosa erano note sin da settembre e non si può sempre pensare di affidarsi alle “occasioni di mercato” (traducibile con prestiti o saldi di giocatori forti) senza crearne i presupposti (ovvero budget adeguato e congruo anticipo delle trattative rispetto alle tempistiche standard ).

Va peraltro dato atto a dirigenza ed allenatore che sin dall'inizio si è parlato di progetto biennale, riguardo alla conquista dell'Europa. Sottolinearlo con forza ora, come attenuante alla delusione per l'attuale situazione di classifica e stallo di mercato, rischia però di trasformarsi in un boomerang, quando, in estate si dovrà mettere in piedi un organico molto più forte di quello attuale. Perlomeno a giudicare dall'attuale differenza con chi precede in classifica, dalle altrui potenzialità economiche e, dal possibile punto di partenza della perdita dei due cardini della formazione attuale, ovvero Hart e Belotti. Staremo a vedere, ma sono effettivamente discorsi ancora lontani. Il presente ci parla di una realtà ricca di equivoci tattici e limiti tecnici da gestire e risolvere, o perlomeno da mascherare. Ad essere chiamato in causa qui è chiaramente Mihajlovic. In particolare la sua vocazione fortissimamente offensiva.

Il tecnico è bravissimo nel preparare tatticamente gli incontri e raramente le sue formazioni sbagliano l'approccio. Tanto è vero che la gettonatissima classifica dei primi tempi vede i granata addirittura secondi. Molto meno abile si è, sin qui, dimostrato nella lettura dell'evoluzione tattica dei singoli match. Praticamente mai, quest'anno è riuscito a ribaltare un incontro con i cambi. Anzi la sua sostituzione d'ordinanza "via un centrocampista, dentro una punta" ha sin qui prodotto più danni che risultati. Le caratteristiche intrinseche della rosa: praticamente nessun difensore di grande livello, con oltretutto i migliori gravati da un'età superiore ai trent'anni ( osa che di certo non aiuta allorché si tratta di rimediare agli errori, singoli o di squadra, rincorrendo attaccanti nel fiore della gioventù) e un centrocampo tecnico, ma fisicamente leggero (gli stessi Obi e Acquah pur essendo muscolari, non sono dei giganti e spesso quel che rimediano sul piano fisico lo disperdono su quello tecnico) consiglierebbero una maggiore prudenza o, quantomeno, soluzioni tattiche differenti.

Il 4-2-4 o il 4-2-3-1 non sembrano calzare alla perfezione per il gruppo a disposizione. A detta del tecnico sono allo studio modifiche che possono aiutare la squadra ad invertire il trend negativo delle ultime giornate. Nell'attesa di capire quali possano essere, ci apprestiamo ad affrontare l'ennesimo tabù di una squadra che pare averne un numero infinito. Ovvero l'inviolabilità (in campionato) del campo empolese, espugnato solo ai tempi di Junior in un match di Coppa Italia. I tempi per l'impresa sembrerebbero maturi, vista la pochezza dei toscani unita alla necessità di punti dei granata. Purtroppo uno dei limiti più evidenti del Torino è proprio la capacità di esprimere il proprio gioco lontano dalle mura amiche. Vietato mollare però. Se i sogni europei sono ridotti al lumicino, resta comunque importante, a livello economico ma anche di crescita del gruppo, il raggiungimento di una buona posizione finale di classifica. E poi nel calcio... mai dire mai. Una vittoria sarebbe un bel segnale per una squadra che pur barcamenandosi tra il proverbiale “braccino” presidenziale e i complicati equilibrismi del suo tecnico ha dimostrato di avere comunque valori rilevanti.

FORZA TORO!

 

Commenti  

 
#3 freddy99 2017-02-05 14:00
Bravo Alessandro Vettoni. Giusto quando dici "...Totale o quasi (volontario o obbligato che sia) disinteresse alla soluzione dei problemi tecnici e delle carenze del gruppo."
Le possibilità di concludere con un paio di buoni prospetti c'erano tutte, peccato per il solito #cairobraccino (o, come dice l'articolista, proverbiale “braccino” presidenziale)
 
 
#2 marcello 2017-02-05 13:14
Il vecchio e superato Ventura su questo è stato... bravo.
4-2-4 era il suo credo. Da li è stato un continuo variare schemi e moduli, compreso lo ''spostare'' Cerci a giocare da punta seppur con facoltà di allargarsi.

Ripeto, dimenticando l'ultimo suo anno di gestione... in cui sono rimasti tutti i difetti del suo sistema di gioco, mentre erano evaporato tutti i pregi
 
 
#1 marcello 2017-02-05 13:11
Siamo sicuri che l'approccio alle partite sia così. . Giusto?
O c'è da subito un dispendio di energie troppo gravoso da poter essere mantenuto peri minuti successivi?

Io sono un maratoneta e ho ben chiaro cosa significa distribuire l'energia lungo tutto l'arco della corsa/partita.

Inoltre resto scettico sulla preparazione tattica del mister. Perche uno deve partire dai giocatori che ha a disposizione, per arrivare a schemo e altro.
Inutile dire per mesi che i giocatori non vanno bene per questa idea di gioco...così muscolare. Presone atto... uno ''bravo'' cambiava in funzione di chi ha a disposizione.
 
Segui i risultati del Toro su Risultati.it

 

© 2014 INFOTORO.IT - E' VIETATA LA RIPRODUZIONE ANCHE PARZIALE DEI CONTENUTI



InfoToro.it   Designed by BIT4WEB